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Il mondo cade

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fine-del-mondo_principale[1]

J. Martin, Apocalisse, 1851-53

Il mondo cade,

cade la notte,

cadono gli oggetti addormentati,

e la terra è vuota, nuda,

ferita dai pensieri costruiti,

antenne e grattacieli inclinati

ammassati nell’abbandono;

gli uccelli hanno piume di ferro

e ancora cadono

frammenti di immagini pensate;

il cielo è fermo in spirali d’ombra,

non ha più forma,

solo apparenza di cose già viste,

dorme sulle pietre rugose

incastonate nel ferro

e le pietre sono parole,

sono memoria indurita.

Perché tutto si svuota

in sottosuoli rovinosi

e altre macerie

innalzano trionfi morituri…

e non c’è neanche un fiore.

©Marisa Cossu

Voi non sapete…

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Monet, Studio di ulivi  1884

Monet, Studio di ulivi 1884

Voi non sapete, amici,

in quali città mi condusse

la vita; per quali periferie

è passata la mia anima

su strade ridenti o sterrate,

dove lasciai il mio cuore

per le cupole d’ oro di basiliche,

per gli alti grattacieli

o per le semplici case

di paesi mediterranei.

Voi non sapete, ed ho dimenticato,

quali amori ho perduto

nella furia dei passi verso casa,

e non sapevo come fosse lontana;

voi non sapete,

quali suoni ho rubato alle canzoni,

ai gesti delle mani, all’ espressione

di fuggevoli sguardi;

quali pensieri sono venuti a me

dai  libri miei compagni

delle chiare notti di gioventù.

E non so spiegare il perché

da ogni terra io sia fuggita

come ladra furtiva.

Vedevo un solo luogo

più adatto a me,

una zolla di ulivi senza tempo

incoronata dall’ azzurro mare.